Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso, Ridi Pagliaccio! – SORRENTUM 1 giugno 2016 – Posted in: Eventi, Pubblicazioni, Rassegna stampa – Tags: , , , ,

di Antonino De Angelis

Sorrento teatro Tasso, 8 luglio 1921: “l’elegantissimo teatro estivo era sfolgorante di luce e di verde. Il celebre tenore commendator Enrico Caruso assistette con la famiglia allo spettacolo, sebbene ancora convalescente. E’ la prima volta che il comm. Caruso esce con i crepuscoli e ce ne congratuliamo per la sua salute” così il corrispondente Palomba da Sorrento scriveva su Il Mattino del 9 luglio di quell’anno. Malgrado gli auspici favorevoli il 2 agosto successivo il grande tenore muore a Napoli mentre in macchina, da Sorrento, tenta di raggiungere Roma per un estremo tentativo medico. Aveva quarantotto anni e una carriera prestigiosa già vissuta. Con la sua ugola d’oro aveva incantato sterminate platee in tutto il mondo; osannato dai suoi contemporanei; astro intramontabile della lirica per le generazioni future. Di lui ne compone un ritratto, allo stesso tempo familiare e drammatico, Francesco Canessa con il volume ‘Ridi pagliaccio! Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso’ pubblicato recentemente per le Edizioni La Conchiglia di Capri. La trama si dipana lungo il rapporto del tenore con la famiglia Canessa fra Napoli e New York dove gli antenati dell’autore gestivano una galleria di antiquariato frequentata dall’elite di quella metropoli e, naturalmente, anche da Caruso. Vi si narra degli anni in cui la lirica italiana aveva conquistato l’America, padrona di grandi teatri come il Metropolitan di New York dove la gestione, la direzione artistica e i protagonisti in quegli anni erano tutti italiani: Caruso e Toscanini in testa.Articolo di Antonino De Angelis su Ridi Pagliaccio, Sorrentum, giugno 2016

Naturalmente il racconto prende avvio dall’inizio, quando quel ragazzo con la voce d’angelo, garzone di bottega, cerca di mettersi in mostra per le strade di Napoli, prima con la posteggia e poi pian piano sempre più avanti lavorando e studiando. Il libro finalmente chiarisce, una volta per tutte, il falso mito dei fischi che Caruso avrebbe ricevuto al San Carlo. L’autore dimostra, sulla scorta di documentata verità, che quei fischi non vi furono mai e che i napoletani non hanno mai cessato di amarlo. Nelle oltre duecento pagine del volume sono narrati i sacrifici, i successi, gli amori, la ricchezza del genio della lirica; il suo arrivo a Sorrento dove conclude la sua irripetibile parabola artistica e la sua triste vicenda umana. Qui oggi una strada ricorda il suo nome, un museo conserva i suoi cimeli, nella stanza dell’albergo Vittoria, dove concluse i suoi giorni, qualcuno accarezza la tastiera del suo pianoforte sulla quale l’artista cantò la sua ultima “recondita armonia”. Ed è qui, proprio “sulla vecchia terrazza davanti al mare di Surriento”, evocata per lui da Lucio Dalla nella struggente melodia, che il 5 giugno prossimo sarà presentato il volume di Francesco Canessa con il concorso dei tanti sorrentini che di Caruso conservano il geloso ricordo.

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