Il matrimonio caprese che fece sorridere il Nobel Heyse – IL MATTINO 29 agosto 2005 – Posted in: Pubblicazioni, Rassegna stampa – Tags: , , , , ,

di Pietro Treccagnoli

Quando arriva per la prima volta a Capri, Paul Hyese ha solo 22 anni. C’era ancora il Regno delle Due Sicilie. E lui calava dalla Baviera, inseguendo il sogno di molti teutonici. Era il più classico dei viaggi di formazione, sia per l’epoca, sia per l’età del futuro premio Nobel. Tenne diligentemente un diario dove appuntò, tra l’altro, che l’Italia (politicamente ancora da fare) era «la patria d’elezione di grandi uomini, siano essi artisti, eruditi o poeti». Nell’isola prese alloggio all’Albergo Pagano (l’attuale hotel La Palma), visitò la Grotta Azzurra che lo lasciò freddo: «Aria che sa di muffa».
Ritornerà, nel 1877, maturo e sposato (per la seconda volta).
Ed è a questo nuovo soggiorno che si ispira il racconto Un matrimonio a Capri (La Conchiglia, pagg. 80, euro 13), tradotto per la prima volta da Stefano Dentice di Accadia e pubblicato assieme al testo in tedesco e con un’introduzione di Roberto Bertozzi. Heyse era affascinato dalla novellistica italiana, alla quale si era applicato da vero studioso. E dii novelle nella sua vita ne scrisse oltre cento e molte sono dedicate all’Italia o a personaggi italiani. In Un matrimonio a Copri mette faccia a faccia proprio le differenti concezioni dell’amore tra un tedesco molto romantico e una calcolatrice figlia della terra dove fioriscono i limoni.
Il giovane pittore Leopold a Capri s’innamora di Angiolina, graziosa ragazza mediterranea. I due si promettono eterno amore e diventano promessi sposi. L’artista torna in Germania per prendere la riottosa madre e farle conoscere la fidanzata. Dopo il tormentoso viaggio in nave, a Sorrento l’anziana signora si ferma perché non se la sente di arrivare fino all’isola. Così l’amara sorpresa sarà riservata al solo Leopold. Una sorpresa che Heyse filtra attraverso il racconto di una coppia, sempre tedesca (lo stesso scrittore e la moglie), che incontra lo sfortunato e un po’ patetico giovanotto sulla nave per Capri. Ebbene, la bella Angiolina non ce l’ha fatta ad aspettare il ritorno di Leopold è proprio in quei giorni sposerà Sor Aristide, un giovane mingherlino e dal viso giallognolo, ma che ha fatto fortuna in Brasile con la frutta esotica ed è tornato nella sua isola a prendere rapidamente moglie. Heyse racconta tutto con un sottile distacco, e anche con un po’ di comprensione. Alla fine ne esce un quadro capovolto dei soliti luoghi comuni. A essere fredda e senza scrupoli è la signorina caprese, a rischiare per amore una vita dannata è invece il nordico artista. Una piccola deformazione che però lo scrittore sa collocare in una cornice molto curata realisticamente, in un ambiente che osserva sempre con un sorriso di benevolenza.