Una finestrella caprese in via dei Pianellari – CORRIERE DELLA SERA 10 novembre 2004 – Posted in: Eventi, Pubblicazioni, Rassegna stampa – Tags: , , , , , , , , , , ,

di Paolo Fallai

L’importante è non aspettarsi solo una libreria, entrando nel negozio che sembra ancora più piccolo di fronte alla fiancata imperiosa di Sant’Agostino, che nella via e nella vicina piazza sembra starci strettissima. Qui, Ausilia Veneruso e il marito Riccardo Esposito hanno portato una storia e uno stile.
La storia è quella di una coppia di llbrai capresi che all’isola «e al diluvio di parole, sollecitazioni e immagini che lei ha stimolato» hanno dedicato una vita intera. Partendo da una minuscola libreria alle spalle della piazzetta e finendo per diventare un centro di riferimento culturale per tutta l’isola. Un elemento di gravità, polo di attrazione costante capace di calamitare scrittori, artisti, intellettuali e mettersi al servizio delle loro parole.
Nel 1986 il loro impegno «per i libri, argine contro la banalizzazione dell’isola delle sirene», è diventato una casa editrice, piccola e straordinaria. Che ha una serie di collane, ognuna intitolata a una conchiglia. E che si permette di mettere fianco a fianco le storie capresi di Norman Douglas, Raffaele La Capria, Carlo Knight. Le vite capresi di Gregoriovius, Somerset Maugham e Compton MacKenzie. Gli amori, i misteri e le passioni capresi, dall’inverno del 1952 vissuto da Pablo Neruda sull’isola, agli scontri tra Lenin e i suoi oppositori interni tra il 1906 e il 1909, rievocati da Vittorio Strada.
Lo stile di Ausiia Veneruso e Riccardo Esposito è l’umiltà con cui hanno plasmato la loro scelta culturale, mettendosi a disposizione – con tirature mai superiori alle millecinquecento copie – di questa isola «simbolo». Per difendere la memoria che queste opere rappresentano e per dare loro una casa. Ha ragione Mya Tannenbaum, quando descrive il primo impatto con le copertine arancione, giallo, rosa dei 150 titoli della «Conchiglia», visti nella libreria storica di via Le Botteghe a Capri: sembra di entrare «in una serra coltivata a girasoli». L’amore è lo stesso.
Oggi questa storia così radicalmente legata alla terra, e agli scogli aspri di questa isola, si affaccia a Roma. Lo spazio di via dei Pianellari è stato ristrutturato, con l’aiuto dell’architetto Beatrice Palma, per portare anche fisicamente un pezzetto di isola nella Capitale: il cotto caprese a listoni circonda un riquadro di mattonelle napoletane. Un piccolo arco e un corridoio rimandano alle vie di fuga isolane.
«Abbiamo scelto via dei Pianellari raccontano Ausilia e il figlio Vincenzo che si occuperà della bottega – con il piacere di entrare in un quartiere che ha tante presenze di artigiani. Siamo un po’ defilati, ma è giusto che un luogo come il nostro sia scoperto, raggiunto». Sorride Ausilia. Nella via si è persa, tranne per il nome, la memoria delle pianelle, le «scarpine per femmine» che qui venivano confezionate. Ma certo si respira l’aria del lavoro fatto a mano, lontano dall’industria dei prodotti in serie. La libreria prende il posto di un negozio di calchi di gesso che si è trasferito: molti gessi sono rimasti a testimoniarlo.
Ma è osservando le opere esposte sotto una deliziosa mostra di dodici disegni capresi di Bruno Caruso – che il visitatore dovrà scendere a patti col tempo: come i libri di Rosa Foschi per le edizioni Empiria della caprese Marisa Di Jorio, copie uniche ognuna dedicata ad una poesia. Le xilografie di Francesco Parisi, 31 copie numerate. Le acqueforti che appaiono a macchiare i pregevoli testi del «Laboratorio di Nola», 50 copie. I libri d’artista con giochi di colori e pagine o i libri di legno di Valeria Gramiccia, piccoli teatri illustrati. E ancora «Tufo» di Erri De Luca, in una edizione raffinata pr «La tela di Partenope» in 99 esemplari o i libri di viaggio, con gli appunti presi su carta d’albergo, cartine e disegni originali. Assolutamente unici.
In questo piccolo luogo vive l’antitesi al prodotto industriale, ma non riuscirete mai ad ottenere una banalità da Ausilia e Riccardo. L’ultima creatura della loro casa editrice è «Corpo di bacco» una collana di «Enobibliofilia» per chi vuole unire queste due grandi passioni. Il primo volume (Alexander Henderson, testo pubblicato a Londra nel 1824) raccontava la storia dei vini presso Greci e Romani. Il secondo -appena uscito – raccoglie un repertorio di «Vini antichi» giudicati da Papa Paolo III Farnese e dal suo bottigliere Sante Lancerio, a cura di Arturo Celentano. Mille copie numerate a mano Non solo «altri» libri o «altra editoria» ma un’altra dimensione delle parole e del tempo.