Da Capri alla capitale – CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 4 novembre 2004 – Posted in: Eventi, Pubblicazioni, Rassegna stampa – Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

di Francesco Durante

Tutto incominciò oltre vent’anni fa in un bugigattolo di via Parroco Canale, stretto calle nella casbah di Capri. Era una scommessa, o poteva sembrarlo: in paese, una libreria c’era già. Anzi, ce n’erano due. Ma quella lì, così piccola e così accogliente, dava subito un’altra idea: l’idea di un luogo che, prima ancora di essere una bottega, ambiva a essere un’occasione d’incontro, un ritrovo per amici e, magari, un laboratorio per inventarsi qualcosa di nuovo.
Il rito dell’ospitalità era officiato da due persone che, così palesemente diverse, non potevano che rivelarsi perfettamente complementari (e infatti nel corso della storia si sposeranno). Lei, Ausilia Veneruso mora come una notte senza luna ma munita di un sorriso così solare e di una carica di così scanzonata, quasi proterva vitalità da farne l’erede morale della mitica Donna Lucia Morgano e lui, Riccardo Esposito riservatissimo, tendenzialmente saturnino e con una malcelata oltre che, date le premesse, inevitabile vocazione d’artista ugualmente cari, da subito, a tutti i frequentatori del loro minuscolo covo.
Passano sette anni, e dal bugigattolo la libreria, che si chiama La Conchiglia e che nel frattempo ha avviato una piccola attività editoriale interamente dedicata, ça va sans dire, all’isola di Capri, trasloca nei nuovi e più ampi spazi di via delle Botteghe, cuore tradizionale dello shopping isolano. Di anni ne passano ancora un po’ ed ecco che La Conchiglia si fa in due, aprendo un elegantissimo negozio in via Camerelle, quasi a riequilibrare con la nobiltà povera della cultura la monotonia della sgargiante mostra di griffe che nel frattempo è diventata quella specie di Fifth Avenue caprese. Ma siccome Riccardo Esposito non si scorda il suo passato montanaro la madeleine dei contranomi di una volta: ‘o catàro, non si sa se per via di eresie medievali o di fabbricazione di cati, era quello della sua stirpe ecco che di lì a poco i negozi diventano tre, perché apre pure quello di Anacapri.
Una specie di piccola Feltrinelli. Che mercoledì 10 novembre si arricchirà di una nuova gemma: la quarta Conchiglia, forse la più preziosa, che aprirà a Roma in via dei Pianellari, subito dietro Piazza Navona, al civico (volenterosamente apotropaico) 17. E siccome l’arte del fare e del vender libri («e altro», come deliziosamente tutte le insegne delle varie Conchiglie precisano, significando quadri, stampe, oggetti d’artigianato, edizioni d’antiquariato) si tramanda per li rami, ecco che a Roma i riti dell’ospitalità saranno officiati in bottega dal figlio di Ausilia, Vincenzo, 26 anni, che dalla madre, essendone praticamente la perfetta clonazione, ha ereditato la potente carica di simpatia.
Insomma, una bella storia di coraggio e di successo imprenditoriale. Ma si vorrebbe aggiungere che questa è anche la storia di un non venire mai meno ad alcuni presupposti di eleganza e rigore. Perché mai l’attività della Conchiglia si è esaurita nel puro fatto commerciale. A guardarla retrospettivamente, dall’alto dei ben più di cento volumi pubblicati, delle numerose e spesso assai impegnative mostre organizzate, della miriade di incontri, presentazioni, iniziative senza le quali le estati capresi degli ultimi due decenni sarebbero state infinitamente più povere, l’attività della Conchiglia (che da ultimo è diventata l’interlocutore privilegiato della Fondazione Ravello, nella moderna prospettiva di un fare «rete» per la cultura), ci si presenta davvero come un caso di singolare tenacia e fedeltà a un’idea di «qualità» che la pone in una zona d’eccellenza tra quanti, in Campania, si occupano di turismo e di cultura.
Anche a Roma Vincenzo, Ausilia e Riccardo non verranno meno al loro impegno di felice creatività imprenditoriale. Basti dire che col nuovo negozio s’inaugura pure una mostra dei disegni capresi di un artista noto e apprezzato come Bruno Caruso. E tutto? Ah, no. Nunc est bibendum, magari con la consulenza de I vini d’Italia giudicati da Papa Paolo Ill Farnese e dal suo bottigliere Sante Lancerio: che è il prezioso volume cinquecentesco riedito, in veste d’onore, per l’occasione.