Cacciari a Capri: ”Bush non è Enea e vi spiego perché” – IL MATTINO 16 luglio 2004 – Posted in: Eventi, Rassegna stampa – Tags: , , , , , , ,

di Corrado Ocone

L’appuntamento è di quelli da non mancare. Si svolgerà domani ad Anacapri, all’hotel Caesar Augustus alle 19. Ad organizzano è l’associazione La Conchiglia, che, sotto la direzione di Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito, ha messo su uno straordinario programma di iniziative che si snoderà lungo tutta l’estate. Di scena, a conversare liberamente di classici e di attualità, Massimo Cacciari. Il più noto e anche il più ieratico dei filosofi italiani intratterrà il pubblico sofisticato dell’isola azzurra leggendo e commentando significativi passi dell’Eneide virgiliana.
Professore, come spiega questa scelta controcorrente?
«Da una parte mi premeva continuare un discorso cominciato a Capri l’anno scorso con la lettura di Dante, che di Virgilio aveva fatto, come è noto, la sua guida morale e spirituale. Dall’altra l’Eineide si presta particolarmente ad un discorso non banale sull’attualità, cioè su questi tempi di guerra. E un grande classico sui temi della guerra e della pace».
In che senso è un’opera attuale?
«Nel senso che Virgilio ci offre una bella lezione che dovremmo far nostra. Egli era legato a Ottaviano, ma era anche un uomo spiritualmente libero. Nella sua mente era ben chiara la differenza fra potenza e prepotenza. Era un uomo di potere a suo modo, capiva l’uso della forza, ma ad essa legava un sentimento di angoscia e responsabilità che non hanno i cialtroni che riempiono la scena politica e pseudoculturale attuale».
Ci chiarisce questo concetto? In cosa consiste la differenza fra potenza e prepotenza?
«Il potente capisce che la sua azione può essere nefasta, non si tira indietro rispetto alle conseguenze di essa e se ne ritiene responsabile. Il prepotente, al contrario Ci chiarisce questo concetto? In cosa consiste la differenza fra potenza e prepotenza, pensa che il suo potere giustifichi tutto, crede che il diritto sia del più forte. Salvo poi a cercare alibi fanciullesci e ad addurre scuse nel caso le cose prendano una piega che si discosta dai suoi desiderata».
Sta pensando a Bush e a Berlusconi? Si iscrive anche lei al partito degli antiamericani? «Degli antiamericani no, ma dei nemici di questa amministrazione sicuramente. Quanto a Berlusconi, mi lasci dire che non lo considero affatto uno sprovveduto. E un politico che ha fatto delle considerazioni, ne ha fatto derivare delle scelte nette e inequivocabili, cerca di seguirle nel modo più coerente. Il problema non è in lui…».
E in chi è?
«Nei leaders dell’opposizione. Berlusconi si trova di fronte una coalizione che tentenna, che dice e si contraddice ogni giorno, che non sa produrre un progetto di politica estera multilaterale logicamente coerente. Non si possono invocare le Nazioni Unite a ogni pie’ sospinto e poi non avere in mente un progetto per riformarle o un’idea su come concepire i loro interventi militari nel mondo».
Professore, la sua lettura dell’Eneide ha un titolo affascinante: «La tristezza della vittoria». Ce lo spiega?». «Si riferisce a Enea, che è un vincitore suo malgrado, Vince, ma è triste e angosciato. Compie la sua missione, ma la realizza dicendo di essere “invitto”. In lui agisce qualcosa di superiore. Egli cerca sempre un foedus, un patto che ponga fine alle ostilità».
Sono gli eroi che a noi mancano, non è vero?
«No, non è questo il problema. Anzi, le dirò, faccio mia l’affermazione di Brecht: beati i popoli che non hanno necessità di eroi. Ma una concezione diversa della vita e della guerra, quella sì, ahimé, ci manca».